Come verificare i chilometri di un'auto usata
Il contachilometri è il numero che pesa di più sul prezzo di un'auto usata, ed è anche uno dei più facili da alterare. Nessun controllo, da solo, basta a escludere una manomissione. Tre controlli fatti insieme, prima di firmare, la rendono molto difficile da nascondere.
Perché i chilometri contano più di quanto sembri
Un contachilometri ridotto non fa solo pagare l'auto più di quanto valga. Fa sbagliare la previsione dei costi dei mesi successivi, perché frizione, distribuzione, ammortizzatori e turbina si consumano con i chilometri, non con gli anni. Un'auto con i chilometri scalati costa due volte: quando la compri e quando cominciano i lavori che non avevi messo in conto.
Alterare il contachilometri per vendere un'auto è illecito, ma dimostrarlo dopo l'acquisto è lungo, costoso e non sempre possibile. Conviene accorgersene prima.
Primo controllo: le revisioni registrate
A ogni revisione l'officina registra i chilometri letti sul cruscotto. Il Portale dell'Automobilista, il sito del Ministero dei Trasporti, permette di consultarli inserendo il tipo di veicolo e la targa, per le revisioni registrate a partire dal giugno 2018.
Il dato si legge in sequenza. Se fra una revisione e la successiva i chilometri diminuiscono, o crescono molto meno di quanto l'uso dichiarato farebbe pensare, c'è qualcosa da chiarire prima di andare avanti.
Il controllo ha però un limite preciso: la prima revisione si fa quattro anni dopo l'immatricolazione. Su un'auto più giovane non c'è nessun dato pubblico, e dopo l'ultima revisione il contachilometri può comunque essere stato toccato. È un controllo che serve a escludere, non a garantire.
Secondo controllo: i documenti
Libretto dei tagliandi, fatture delle officine, ricevute degli interventi: quasi tutti riportano i chilometri alla data del lavoro. Messi in fila, raccontano la vita dell'auto meglio di qualunque dichiarazione.
Tre cose da guardare:
- che i chilometri crescano in modo regolare da un documento al successivo;
- che le date siano coerenti con i chilometri percorsi;
- che ci siano fatture dettagliate, non solo timbri su un libretto.
Chi ha tenuto bene la propria auto, di solito, ha tenuto anche le carte. L'assenza di documenti non è una prova di frode, ma è un buon motivo per fare più domande e pretendere risposte precise.
Terzo controllo: l'auto stessa
Nessuna banca dati vede come un'auto è stata usata. L'usura del sedile e del volante confrontata con i chilometri dichiarati racconta una macchina meglio del contachilometri. Un volante lucido, un pomello del cambio consumato, pedali lisci e un sedile del guidatore sfondato stonano su un'auto che dichiara pochi chilometri.
C'è poi un controllo che richiede strumenti. Alcune centraline elettroniche memorizzano i chilometri in modo indipendente dal cruscotto, e una diagnosi strumentale può confrontare i valori. Se non coincidono, il dubbio diventa un dato.
I segnali che devono far rallentare
- chilometri molto bassi per l'età dell'auto, senza una spiegazione credibile;
- un abitacolo più consumato di quanto i chilometri giustifichino;
- manutenzione dichiarata ma non documentata;
- una revisione fatta in anticipo sulla scadenza, poco prima della messa in vendita;
- un venditore che non vuole far vedere l'auto a un meccanico di tua fiducia.
Nessuno di questi segnali, da solo, dimostra una frode. Due o tre insieme sono un motivo sufficiente per non firmare finché non sono chiariti.
Cosa facciamo noi prima di mettere in vendita un'auto
Ogni vettura passa da tre controlli distinti, gli stessi descritti qui: la verifica documentale attraverso i portali specializzati che ricostruiscono la storicità del mezzo, l'esame diretto di chi guarda decine di vetture al mese, e la diagnosi strumentale in sede.
Se qualcosa non torna, la vettura non entra in vendita. È una selezione che chi compra non vede, ma è la ragione per cui non deve rifarla da solo.
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